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Crescente dominanza dei grandi agglomerati
In Svizzera, oggi, il 73 per cento della popolazione vive in agglomerati urbani. Tra il 1990 e il 2000, i grandi agglomerati (Zurigo, Basilea, Berna, Ginevra, Losanna) e i loro satelliti sono cresciuti maggiormente degli altri agglomerati. Parallelamente alla maggior concentrazione dei posti di lavoro, si è rafforzata anche la dominanza dei grandi agglomerati. Il processo di formazione di un sistema di aree metropolitane, iniziato negli anni Settanta, è proseguito.
La metropolizzazione si riflette nella crescente retificazione degli agglomerati vicini e nel continuo sconfinamento dei grandi agglomerati nella zona circostante (anche all'estero). Un aspetto importante di questa evoluzione è l'urbanizzazione dell'ex spazio rurale (periurbanizzazione) e l'incessante crescita disordinata del Paese. Si costruisce soprattutto dove i prezzi delle costruzioni sono relativamente bassi. Ciò si traduce tra l'altro in un forte aumento, osservabile dal 1970 (e proseguito negli anni Novanta), del numero delle case unifamiliari nelle cinture degli agglomerati e nelle zone rurali limitrofe (+158% e +155% rispettivamente).
Rafforzamento della segregazione sociale e territoriale
Con l'estensione delle zone urbane della Svizzera sono aumentate anche le differenze territoriali e la segregazione sociale. Le famiglie del ceto medio si sono insediate prevalentemente nelle zone di urbanizzazione nell'ex spazio rurale (zone periurbane), mentre le famiglie dei ceti sociali inferiori si concentrano più vicino ai centri, nella cosiddetta cintura suburbana. Negli anni Novanta, i centri stessi hanno mostrato segni di una crescente segregazione. Nei quartieri urbani costruiti tra il 1950 e il 1970 e nell'area circostante si concentrano i ceti economicamente e socialmente più deboli e gli stranieri immigrati, che hanno compensato in parte l'erosione demografica dei centri. In molti quartieri urbani più vecchi e vicini al centro, invece, la sostanza edilizia è stata rivalutata da ristrutturazioni, nuove costruzioni e misure di moderazione del traffico, il che ha attirato ceti sociali con un maggior potere d'acquisto.
Abitazione e posto di lavoro sempre più distanti
Nel 2000, quasi 6 occupati su 10 (58%) lavoravano fuori del Comune di domicilio. Rispetto ai movimenti dalle zone periferiche verso i centri, assumono sempre più importanza i flussi di pendolari all'interno delle cinture degli agglomerati (movimenti tangenziali attorno ai centri o, sempre più spesso, ai margini degli agglomerati) soprattutto a Zurigo, Berna e Ginevra. Negli anni Novanta, è aumentato anche il pendolarismo dal centro verso la periferia e tra gli agglomerati (soprattutto tra i grandi agglomerati e i loro agglomerati satelliti).
Aumenta la presenza dei veicoli a motore nel traffico pendolare
Il potenziamento dei sistemi di ferrovia celere e Ferrovia 2000 sono le risposte parziali dei trasporti pubblici alle mutate strutture territoriali e ai nuovi bisogni di mobilità. Il vero e proprio vincitore è però il traffico individuale motorizzato (TIM: automobili e motociclette), la cui quota sul traffico pendolare continua ad aumentare: dal 1980 è progredita del 10% circa e nel frattempo ha raggiunto il 58 per cento. A questa crescita ha contribuito in particolare anche la crescente occupazione delle donne: la loro quota sul TIM è cresciuta a un tasso superiore alla media. Eccettuata la ferrovia, negli anni Novanta, i trasporti pubblici e il traffico lento (pedoni, ciclisti) hanno registrato perdite di quote talvolta importanti.
Per raggiungere il posto di lavoro, i pendolari percorrono distanze sempre più lunghe anche se il tempo necessario agli spostamenti è rimasto costante. Le velocità medie sono cresciute soprattutto nel traffico individuale motorizzato. Evidentemente, fino al 2000 la capacità della rete stradale svizzera era tale da non provocare perdite di tempo significative.