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È difficile credere ai propri occhi: i libri, posti in contenitori grigliati, percorrono un tubo che assomiglia a un’enorme lavatrice. Il tubo viene in seguito inondato finché la carta è completamente ricoperta da un liquido. Ciò che a prima vista sembra essere la sicura distruzione dei documenti, in realtà è la loro salvezza. Il liquido non è acqua, ma un composto chimico di alcolati di titanio e di magnesio, che quadruplica la vita dei documenti. Per poter essere conservati a favore delle future generazioni, tutti i documenti di carta datati dal 1850 al 1970 devono essere trattati. In quel periodo, infatti, la carta conteneva molto acido, che ne causa la decomposizione.
Dal 2000 la Biblioteca nazionale svizzera (BN) tratta il suo corpus cartaceo (libri, quotidiani, riviste e documenti di associazioni) in base al processo «papersave swiss». Quest’anno la BN ha disacidato il milionesimo documento. Complessivamente negli ultimi otto anni sono state salvate 300 tonnellate di scritti della BN. Per altre 150 tonnellate – circa 0,4 milioni di documenti – la cura «wellness» è imminente.
Crediti speciali della Confederazione hanno reso possibile quest’azione di salvataggio. Tra il 1998 e il 2000 sono stati utilizzati circa 13,5 milioni di franchi per costruire l’impianto di deacidificazione sull’area dell’azienda «Nitrochemie Wimmis AG», responsabile anche del suo funzionamento. Ogni anno può trattare 120 tonnellate di carta. I clienti principali sono la Biblioteca nazionale svizzera e l’Archivio federale svizzero con ognuno 40 tonnellate di carta all’anno. Fino al 2010 ogni istituzione dispone di un milione di franchi all’anno per la deacidificazione della carta.